Medienspiegel

Giornale del Popolo vom 29. Oktober 2011 (pdf)
Lo scombinato universo di Gol, la speranza di “In porta c’ero io!”

IL LIBRO: Appena uscito da Capelli, ha una voce narrante straordinaria

di ANTONELLA RAINOLDI
Un romanzo fresco e al contempo bulimico e sovrabbondante, un linguaggio immediato, uno stile icastico, un pozzo di “ragione” e sentimento. Si potrebbe definire così il libro vincitore del Premio Schiller 2011 In porta c’ero io! (Gabriele Capelli Editore), di Pedro Lenz, tradotto con buon piglio dal dialetto bernese in italiano da Simona Sala, brillante giornalista e responsabile del settore cultura di Azione. Il libro parte da lontano, da quando Gol, un ex tossicodipendente di Schummertal appena uscito di galera, sceglie di comportarsi come uno che non ha più niente da perdere. Anzi, mettiamola così: non è uscito (di galera) respinto e la sua vita vale ancora la pena di essere vissuta. Poi vedremo come. Per intanto, diamo spazio a Simona Sala che nella prefazione scrive: «Ci vuole qualche “pagina di pazienza” prima di entrare nella struttura mentale dell’io narrante, il quale saltella senza posa dal discorso diretto a quello indiretto, senza preavviso, ma solo lanciato all’inseguimento dei propri pensieri, spesso circolari, tipici della persona per un certo verso leggermente paranoica». Ecco, Gol pensa e parla, parla e pensa, e la logorrea gli fa un baffo. Esplicita il suo scombinato universo interiore come sa fare solo chi è vasto e contiene moltitudini, chi immagina di aver bisogno di credere a una verità per sostenerla, ma anche no. A volte racconta storielle ma farebbe meglio a stare zitto. Gol è uno così: vorrebbe rifarsi una vita ma è una persona d’animo buono e poco scaltra. E là fuori ci sono i lupi pronti a sbranarlo. Si sforza di trovare un impiego occasionale e lo trova (grazie soprattutto all’aiuto del padre di un suo vecchio “amico”), s’innamora di una cameriera già fidanzata con cui si concede appena una vacanza in Spagna, cerca di trasmettere agli “amici” e ai conoscenti i valori che li renderanno più uomini, ma invano. E anzi, a un certo punto una dolorosa verità lo costringerà a ridefinire il concetto stesso di amicizia. L’aspetto più curioso di In porta c’ero io! è che il passato del protagonista rimane fino all’ultima pagina sullo sfondo, come un’ombra pesante e al contempo leggera. Gol nel vizio della “roba” forse ci ricadrà, ma intanto decide di offrirsi una speranza: «Tutto sommato non ho niente di cui lamentarmi. Cioè, in realtà avrei molte cose di cui lamentarmi, soprattutto se penso al futuro. Ma cosa ci possiamo fare? In fondo per qualcosa ce l’abbiamo, un passato. Anche se non è del tutto bello come vorrei, ma almeno posso raccontarlo come più mi va. E chissà, magari prima o poi mi arriva di nuovo un buon pallone».

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